Giustizia 4.0

Giustizia 4.0

“Affinché la strada della Giustizia non passi più attraverso montagne di carta”: è lo slogan – che dice più di tanti discorsi –  adottato per il lancio del progetto nazionale Justitia 4.0 volto a informatizzare tutte le pratiche giuridiche su suolo elvetico. “Il Ticino è parte attiva in questo progetto, vista l’importanza della posta in gioco. Siamo entrati nell’era digitale e il mio dipartimento sta producendo gli sforzi necessari per essere protagonisti e non per subire i cambiamenti. La digitalizzazione degli atti in tutti gli ambiti del diritto rappresenta quindi uno dei passi decisivi”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Quanto sinora fatto in Svizzera nella digitalizzazione della Giustizia è stato presentato questa settimana a Lucerna. Erano presenti magistrati di ogni ordine, nonché i consiglieri di Stato dei Governi cantonali.  Il progetto Justitia 4.0 mira a sostituire i dossier cartacei oggi in uso con i dossier elettronici. L’introduzione dell’obbligo di scambi giuridici per via elettronica e la validità giuridica degli atti elettronici comporterà un adeguamento legislativo che è già stato avviato sotto l’egida dell’ufficio federale di giustizia. Maggior celerità nelle pratiche, più sicurezza e minori spese: è l’obiettivo di Justitia 4.0. I frutti dovrebbero essere colti a partire dal 2026. Ma è da oggi che occorre prepararsi. “E noi lo stiamo facendo”, conclude Norman Gobbi.

 

Un carcere che ha vinto la prova della radicalizzazione

Un carcere che ha vinto la prova della radicalizzazione

Il penitenziario resta un esempio virtuoso nonostante le sollecitazioni

Iniziamo dai dati nudi e crudi emersi questa settimana: circa 80 persone incarcerate su cento in Ticino l’anno scorso era di nazionalità straniera (per essere precisi l’82% nel carcere Giudiziario della Farera e il 70% al Penitenziario della Stampa). Siamo un Cantone di frontiera, in pratica la porta d’entrata per chi giunge in Svizzera da sud o d’uscita per coloro che lasciano la nostra nazione. La nostra posizione geografica ci mette per forza di cose a confronto con flussi di persone che altri Cantoni non conoscono. E non si può essere ingenui al punto da pensare che tra tutti questi cittadini che entrano ed escono ci siano solo fior di galantuomini.
“E’ proprio per questo motivo che si rende necessario il costante controllo di tutto il territorio cantonale, e delle zone più vicine alla frontiera in particolare, se vogliamo mantenere elevata la sicurezza in Ticino!” afferma Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Sicurezza che è sempre stata e sempre sarà la priorità numero uno della mia attività politica.”
Molte sono state le misure implementate dal Consigliere di Stato leghista per il raggiungimento di questo obiettivo, sostenuto da fatti e cifre che dimostrano chiaramente quanto il Ticino sia diventato e continua a essere sempre più sicuro. Ne è un esempio la ristrutturazione e il potenziamento della Polizia cantonale, oggi in grado di dare risposte immediate ed efficaci ai fenomeni criminali e di agire anche in funzione deterrente; la collaborazione con il Corpo delle Guardie di Confine, senza dimenticare l’introduzione dell’obbligo di presentare il casellario giudiziale nelle richieste di permessi per gli stranieri. Nel corso di queste due legislature i cambiamenti sono stati tangibili.
Ma torniamo ai dati statistici diffusi questa settimana, i quali permettono di approfondire con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni la gestione delle nostre strutture carcerarie. “Al Penitenziario vige un sistema rigido di controlli, sicuramente il regime più performante di tutta la Svizzera, il quale permette di evitare possibili problemi in questa struttura chiusa. E ben sappiamo che basta poco per accendere pericolose micce e creare minacce effettive anche ai danni di donne e uomini chiamati a garantire la sicurezza all’interno del carcere”, commenta Norman Gobbi. “I risultati sono ottimi e incoraggianti, anche perché tale fermezza resta comunque rispettosa della persona.”
La massiccia presenza di stranieri tra la popolazione carceraria contribuisce a innalzare il livello di potenziale pericolo. Uno di questi è legato alle varie forme di radicalizzazione (in particolare di matrice islamica) che potrebbero verificarsi e che in altre strutture, per esempio nella Svizzera francese, sono effettivamente avvenute.
“Il lavoro svolto al Penitenziario è davvero efficace, perché vengono messe in atto tutta una serie di misure per evitare l’insorgere di questi fenomeni di radicalizzazione. Fino a oggi, grazie a questi sforzi, siamo sempre riusciti a scongiurare tali pericoli. E questo testimonia la bontà del lavoro svolto giornalmente e puntualmente dalle collaboratrici e dai collaboratori attivi nei vari ambiti della nostre strutture di espiazione di pena.”
Un ruolo importante lo giocano inoltre le misure di occupazione e reinserimento di chi sconta la pena. I detenuti possono lavorare in una falegnameria, in una legatoria, in una stamperia; vi è un reparto d’assemblaggio di giocattoli e vengano stampate le targhe per le vetture immatricolate in Ticino. Senza dimenticare coloro che sono impiegati nei laboratori dei servizi interni: cucina, lavanderia e stireria. “L’obiettivo – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – mira al reinserimento del detenuto nella società una volta scontata la pena, per scongiurare i rischi di recidiva”. Da un lato quindi fermezza dei controlli interni sui detenuti, ma dall’altro anche l’impegno verso una loro compiuta riabilitazione.

Settore dei registri: una struttura adeguata alle necessità

Settore dei registri: una struttura adeguata alle necessità

Portata a termine un’altra importante riorganizzazione

La capacità di rinnovarsi e innovarsi è fondamentale per un Dipartimento che auspico reattivo e sempre vicino ai bisogni della popolazione. L’Amministrazione cantonale deve facilitare la vita ai cittadini, riducendo la burocrazia e i tempi di risposta.
Per questo motivo, negli anni ho concordato con i miei funzionari dirigenti l’avvio di numerose riorganizzazioni interne per snellire i processi lavorativi con l’introduzione di moderni strumenti di lavoro. Si tratta di individuare delle soluzioni attuabili in tempi ragionevoli, con modalità semplici e, se possibile, mettendo in pratica le misure di risparmio previste dal Governo.
L’introduzione di un numero maggiore di servizi online e il ricorso alle nuove tecnologie informatiche, che consentono la crescita della produttività attraverso l’automatizzazione, hanno permesso lo spostamento di alcuni collaboratori in settori in cui la criticità è più elevata. Questo significa che il numero di dipendenti non è diminuito, ma che è stato trovato loro un impiego più funzionale.
Nelle ultime settimane, con la concretizzazione della nuova struttura, è stata portata a compimento la riorganizzazione del settore dei registri della Divisione della giustizia. Sono particolarmente soddisfatto della nascita della Sezione dei registri, che sarà gerarchicamente subordinata alla Divisione della giustizia diretta dall’avvocato Frida Andreotti.
Una Sezione che esisteva già in passato e che è stato deciso di riproporre anche per uniformare la gestione delle prassi e limitare il potere d’apprezzamento dei vari Uffici. A richieste simili devono corrispondere risposte univoche a cittadini e professionisti del settore.
Ricordo che la Divisione incorpora, oltre alla Sezione dei registri, il settore esecutivo e fallimentare e il settore dell’esecuzione delle pene e delle misure. Inoltre, questa Divisione riveste anche l’importante ruolo di contatto tra il Potere esecutivo e la Magistratura.

La nuova organizzazione del settore dei registri
Alla nuova Sezione dei registri, che entrerà in funzione dal 1° dicembre 2018 e che conta una cinquantina di collaboratori, competerà la direzione dello specifico settore, composto dagli Uffici del registro fondiario distrettuali, dall’Ufficio del registro di commercio, dall’Ufficio del registro fondiario federale e dalla nuova Autorità cantonale unica di I. istanza in materia della Legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE).
La direzione è stata affidata all’avvocato Simone Albisetti, mentre l’avvocato Andrea Carri assumerà la presidenza della LAFE. Due nomine decise dal Governo questa settimana. L’avvocato Claudia Adami e l’avvocato Elisa Quadri Parravicini dirigeranno gli Uffici distrettuali del Sopraceneri rispettivamente del Sottoceneri. L’avvocato Andrea Porrini e il Signor Valerio Salvi sono stati confermati alla guida dell’Ufficio del registro di commercio e dell’Ufficio del registro fondiario federale.

Mi complimento con le persone che sono state nominate in settimana dal Consiglio di Stato e con tutti i funzionari dirigenti che compongono la nuova Sezione. Un ringraziamento particolare va pure alle collaboratrici e ai collaboratori del settore dei registri che hanno partecipato attivamente a un processo sicuramente non semplice. Quelli che abbiamo compiuto rappresentano ulteriori passi concreti che vanno nella direzione auspicata e che, una volta di più, confermano con i fatti la volontà di attuare in tempi ragionevolmente brevi progetti di riorganizzazione che – come ho detto in apertura – ritengo prioritari.

Carcere “La Stampa”, 50 anni in totale sicurezza

Carcere “La Stampa”, 50 anni in totale sicurezza

Verso una ristrutturazione ragionata

A inizio agosto il carcere della Stampa di Lugano-Cadro ha tagliato il traguardo dei 50 anni di esistenza. Lungo l’arco di questo periodo non sono certo mancate le riflessioni sul futuro di una struttura che oggi – e tutti ne siamo consapevoli – necessita di un restyling. Da un lato, si intende correggerne i limiti imputabili all’età, dall’altro si cercherà di risolvere, o perlomeno attenuare, l’ormai cronico problema della mancanza di spazi e la conseguente sovraoccupazione (sovraffollamento). Preoccupazioni di varia natura che il Dipartimento delle istituzioni ha fatto sue ormai da diversi anni, proponendo concrete soluzioni e fornendo il necessario appoggio per interventi puntuali di riqualifica e di mantenimento dell’attuale struttura. Ci troviamo confrontati con una situazione oggettivamente particolare e con l’urgenza di mantenere il giusto equilibrio tra sicurezza, espiazione della pena, rispetto della dignità del detenuto e reinserimento sociale: concetti ineludibili che, a loro volta, vanno però inseriti in un contesto economico di non facile lettura e che ci impone profonde riflessioni. Cosa che abbiamo fatto. La prospettata ristrutturazione del penitenziario ha pertanto subito un ridimensionamento dovuto proprio a necessità di bilancio: da un progetto di 142 milioni di franchi siamo passati a uno di poco più di 35. Così come ho già avuto modo di spiegare, è stata una mia scelta, maturata in piena autonomia, coscienza e responsabilità. Abbiamo compiuto minuziose ponderazioni allo scopo di meglio ottimizzare gli investimenti, un esercizio che è stato fatto e andrà ancora fatto in altri settori dello Stato.

Guardiamo al domani
Ma ciò non significa che l’idea di costruire un nuovo penitenziario sia caduta né tantomeno che si intenda sottovalutare l’importanza di questa struttura. Anzi. Il Consiglio di Stato, ed è storia recente, ha conferito al mio Dipartimento e alla Sezione logistica il mandato di intraprendere una valutazione di ubicazioni alternative proprio in vista della realizzazione di un nuovo complesso carcerario. Non è però per domani. Il domani prevede invece interventi puntuali, ragionati e soprattutto atti a mantenere l’alto livello di sicurezza garantito fin qui dal penitenziario della Stampa. Il carcere persegue l’obiettivo della rieducazione e del reinserimento sociale, ma è altrettanto chiaro che per prima cosa è un luogo di espiazione della pena e questo va garantito in un contesto di totale e granitica sicurezza. Fatto sta che sono previsti anche alcuni nuovi spazi e si sta vagliando la possibilità di riaprire il Naravazz di Torricella-Taverne per adibirlo a carcere femminile per detenute che devono scontare pene contenute.

Un po’ di storia
La Stampa ha quindi tagliato un significativo traguardo. In precedenza, il carcere sorgeva in piena Lugano, sul terreno delle Suore Cappuccine. L’inaugurazione risale al 1. luglio 1873 e il primo direttore fu Fulgenzio Chicherio, illuminato avvocato, giurista, sociologo e umanista, che propose una gestione innovativa del carcere imperniata sul rispetto della dignità dell’uomo e sulla sicurezza. A quasi 150 anni di distanza è un punto di vista ancora attuale e io non posso che essere d’accordo con lui. Quando fu chiaro a tutti che il carcere di Lugano aveva ormai fatto il suo tempo, prima di scegliere Cadro si scartarono altre ipotesi: Piano del Vedeggio, Piano di Magadino, Castello di Trevano e Boscone di Biasca. Per ragioni logistiche e pratiche, la spuntò l’attuale ubicazione. Sono appunto trascorsi 50 anni.
Ora è tempo di un compiere un ulteriore sforzo che permetterà al nostro Cantone di continuare a disporre di una struttura all’avanguardia, in grado di opportunamente soddisfare le esigenze di tutti.

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari

07 giugno 2018

– Fa stato il discorso orale –

Gentili Signore ed egregi Signori,

è con grande piacere che porgo a voi tutti il saluto del Consiglio di Stato e in particolare del Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari, che raggruppa, quale “Federazione mantello”, le sei associazioni di Categoria presenti nel nostro Cantone.
Colgo l’occasione di salutare i rappresentanti delle stesse presenti oggi in sala.

“I fiduciari sono una componente rilevante della realtà economica ticinese e vogliono essere protagonisti del suo futuro”.
Così si esprimeva la Presidente Cristina Maderni nel corso del Forum annuale dello scorso ottobre organizzato a Vezia; un concetto pienamente condivisibile che permea anche l’Assemblea odierna incentrata sul titolo “Nuovi ruoli per nuovi scenari”.

Come ho avuto modo di evidenziare nei miei interventi tenuti dinnanzi a voi negli anni passati, parlando di piazza finanziaria ticinese si pensa spesso al ruolo giocato nella medesima dal settore bancario, senza tuttavia chinarsi sull’importanza delle attività dei fiduciari, che nel tempo hanno saputo adeguarsi – in maniera maggiormente dinamica rispetto ad altri settori – ai mutamenti che hanno toccato la nostra economia e di riflesso la nostra società.

Una dinamicità che, unita a una sviluppata capacità di adattamento insita nella vostra funzione, ha permesso a voi tutti di rendere la vostra attività ancora più flessibile nei differenti rami dell’economia.

Un aspetto che costituisce certamente un valore aggiunto nella necessità – che vale per tutti, dall’economia privata a quella pubblica – di ricalibrare il proprio ruolo in base ai nuovi scenari, come l’avvio dello scambio automatico di informazioni, che contraddistinguono il nostro mondo in continua evoluzione.

Questa capacità, che definirei di resilienza, dei fiduciari, di voi tutti, non può essere tuttavia fine a sé stessa e prescindere dalla presenza generale in una determinata economia di condizioni quadro adatte allo sviluppo economico del tessuto sociale.
In questo senso, penso alla recente decisione del Popolo di approvare la prima tappa della riforma fiscale e sociale, nata dall’esigenza in particolare di migliorare l’attrattività fiscale del Ticino nel contesto intercantonale e di mitigare il rischio di fuga dei buoni contribuenti, un rischio segnalato anche dalla Federazione.

Una riforma che coniuga in maniera complementare obiettivi di natura fiscale e sociale e che costituisce un primo passo verso il rinnovamento del nostro quadro normativo tributario, tenendo conto dei cambiamenti in atto in ambito fiscale internazionale e federale nonché del posizionamento del nostro Cantone a livello intercantonale.

Oltre alla fiscalità competitiva, uno dei fattori di attrattiva di un Paese, con riferimento anche agli ambiti di competenza del Dipartimento delle istituzioni che dirigo, è quello della sicurezza.

Nel 2017 sono stati 14 gli arresti effettuati dalla Polizia cantonale per reati economico finanziari. Tra le 267 inchieste di polizia (preciso, di Polizia e non Ministero pubblico) ancora aperte in questo ambito, i reati maggiormente denunciati si confermano la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro.
Molte di queste indagini riguardano intermediari finanziari, quasi sempre sprovvisti di un’autorizzazione ad esercitare l’attività e quindi non affiliati a un organo di autodisciplina.

Questi dati confermano la necessità di disporre di una vigilanza efficace, a tutela dei clienti e della nostra piazza finanziaria.
E i dati relativi all’attività svolta in modo autonomo nel 2017 dall’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario dimostrano una vigilanza viva e presente sul nostro territorio, che comprende oltre 1’800 professionisti autorizzati ad esercitare giusta la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario.

Per fornire qualche cifra: la sezione ispettiva dell’Autorità di vigilanza ha trattato lo scorso anno 238 incarti.
Essa ha suddiviso il proprio operato fra indagini finalizzate all’accertamento del possesso dell’autorizzazione all’esercizio della professione e il perseguimento penale per l’esercizio abusivo della professione di fiduciario. Queste indagini sono sfociate quindi in 18 decreti d’accusa. Numeri che testimoniano, a mio parere, la necessità di sorvegliare il settore in cui operate.

Un settore quello del mondo finanziario, come detto in precedenza, in continua evoluzione, anche per complessità delle regole del gioco, e che comporta per voi tutti delle sfide impegnative da affrontare, con la flessibilità che vi contraddistingue.
E tra le nuove regole del gioco, come noto, il Legislatore federale intende introdurre, con la votazione finale prevista alle Camere federali il 15 giugno prossimo, la Legge sui servizi finanziari e la Legge sugli istituti finanziari.
Mentre la Legge sui servizi finanziari intende disciplinare l’offerta di strumenti finanziari nonché le condizioni inerenti la prestazione di servizi finanziari, la Legge sugli istituti finanziari disciplinerà l’ambito della vigilanza differenziata sui fornitori di servizi finanziari che, in qualsiasi forma, esercitano la gestione patrimoniale.

Due leggi che mirano a creare pari opportunità di concorrenza per gli intermediari finanziari e intendono proteggere maggiormente i clienti privati di banche e di gestori patrimoniali dagli investimenti a rischio, come detto, anche attraverso la sorveglianza.
Due leggi che introdurranno quindi dei “nuovi attori e dei nuovi scenari”, per riprendere il titolo dell’Assemblea generale ordinaria odierna.
Nuovi scenari ai quali il Consiglio di Stato, nel contesto della consultazione sui progetti avvenuti nell’ottobre 2014, aveva risposto con un’analisi critica su vari punti, pur dicendosi favorevole sia al principio di una regolamentazione federale unitaria comprendente tutti gli attori del settore finanziario estesa in particolare anche ai gestori patrimoniali e alle società di gestione patrimoniale, sottoposti solo in Ticino a disciplinamento tramite la Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciari, sia allo scopo di base delle due leggi, ossia la protezione del consumatore che usufruisce di servizi finanziari.
Alla luce della possibile entrata in vigore di queste due nuove leggi a metà 2019/inizio 2020, cosa si prospetta per la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciari?

Di certo una revisione parziale, derivante dai necessari adeguamenti imposti dalla legislazione federale.
A mente del Dipartimento, tenuto conto dell’importanza economica del settore e delle esperienze positive fatte con la legge in vigore – che rammento ha avuto in Svizzera un ruolo pionieristico – la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciari va mantenuta. Seppur, come detto, con i correttivi imposti a livello legislativo, connessi al regime autorizzativo dei fiduciari finanziari in particolare. Nel corso dei prossimi mesi, verrà quindi elaborato un progetto di revisione che vi vedrà coinvolti.

E in quest’ottica di collaborazione costruttiva, tanto apprezzata dalla istituzioni, a beneficio di un importante settore dell’economia cantonale, concludo questo mio intervento, augurandovi un buon prosieguo nei lavori assembleari e ringraziandovi dell’attenzione.

Discorso pronunciato in occasione dell’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2018/2019

Discorso pronunciato in occasione dell’Inaugurazione dell’anno giudiziario 2018/2019

28 maggio 2018 – Palazzo dei Congressi, Lugano

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori

l’inaugurazione dell’anno giudiziario deve essere un momento privilegiato di dibattito pubblico sull’amministrazione della giustizia nel nostro Cantone. Scopo, a mio giudizio, dovrebbe essere quello di far emergere lo stato di attuazione delle riforme, i principali problemi, le possibili soluzioni suscettibili di migliorare la risposta di giustizia attesa dalla collettività.

Negli auspici del sottoscritto, l’anno 2018 avrebbe dovuto essere quello dell’inizio del riassetto dell’ordinamento giudiziario cantonale. “Giustizia 2018” è difatti la denominazione scelta del progetto da attuarsi in concomitanza con l’avvio dei rinnovi di gran parte della Magistratura al quale il Dipartimento che dirigo ha dato avvio nel 2011. Un progetto con lo scopo di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente, capace di rispondere in modo sempre soddisfacente e puntuale alle esigenze dei cittadini e delle imprese che chiedono sì, la resa di una giustizia auspicata “giusta”, ma anche in tempi ragionevoli.

“Se vogliamo che tutto rimanga com’è, bisogna che tutto cambi”. Questa frase era stata inserita nel Rapporto del Gruppo di studio di “Giustizia 2018” contenente delle prime proposte del progetto. Una frase nota tratta da “Il Gattopardo” di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, espressione di una classe politica che in realtà non voleva un miglioramento della condizione del popolo. Una frase che gli autori del Rapporto avevano voluto inserire quale monito e provocazione ai destinatari dell’auspicato miglioramento della situazione tramite un progetto che, di fatto, ha avuto e sta avendo l’indubbio pregio di far discutere gli attori tutti dell’ordinamento giudiziario cantonale. Rammenterete difatti le varie critiche, – molte delle quali più personali che oggettive – sul progetto definito di “pura cosmesi”, dell’assenza di un esame analitico della situazione, di proposte ritenute inefficaci quanto inutili che non sapevano cogliere le reali esigenze del settore, oltre che il coinvolgimento tardivo degli addetti ai lavori, eccetera.

Quando soffia il vento del cambiamento alcuni costruiscono dei ripari e altri costruiscono dei mulini a vento. È un proverbio cinese che ben si adegua alla situazione che stiamo vivendo. Sapete che al Rapporto del Gruppo di studio posto in consultazione è seguita la costituzione di sette gruppi di lavoro volti a riorganizzare le Giudicature di pace, le Preture e le Autorità di protezione, il Tribunale di appello, l’Autorità penale di prima istanza, il Ministero pubblico, il settore delle contravvenzioni e infine la revisione totale della Legge sugli onorari dei magistrati. I rapporti dei vari gruppi di lavoro sono stati trasmessi al Governo che ha incaricato il Dipartimento delle istituzioni di procedere alla concretizzazione di alcuni di essi.
Con il cambiamento avvenuto due anni fa alla testa della Divisione della giustizia e dello staff di Direzione e i progetti prioritari del Governo, i tempi di concretizzazione dei vari messaggi si sono giocoforza dilatati.

Siamo ormai giunti al 2018. Il progetto denominato “Giustizia 2018” segue la propria strada, talvolta in salita, coinvolgendo tutti gli interessati e cercando il più ampio consenso tra gli addetti ai lavori. Un’ascesa più o meno ripida, reale o metaforica, come l’esistenza che ci contraddistingue. Ma la volontà del Dipartimento è quella di proseguire in questo percorso di riforma dell’ordinamento giudiziario e para-giudiziario cantonale da tempo avviato. Benché talvolta abbiamo assistito in questi anni all’effetto che definirei “della tela di Penelope”, l’amministrazione della giustizia implica un continuo adeguamento alle mutate esigenze della società, proprio perché ne è anche l’espressione. Pertanto, come Dipartimento delle istituzioni proseguiamo in questo cammino, che peraltro ha già visto in questi anni il raggiungimento di alcune mete, ma con delle priorità d’intervento ben definite.

Avantutto, primario è l’intervento di riorganizzazione del settore della protezione del minore e dell’adulto e quindi delle Autorità regionali di protezione. Autorità oggi amministrative, organizzate a livello comunale-intercomunale, che si prefiggono di garantire il bene e la protezione di adulti e bambini bisognosi, che a tal fine devono intervenire con decisioni dall’impatto importante sull’autonomia e la libertà delle persone interessate, toccando profondamente la vita di chi vi è confrontato. L’intervento organizzativo in questo delicato settore è ritenuto prioritario dal Dipartimento. La Divisione della giustizia, unitamente alla Camera di protezione e al suo Presidente Franco Lardelli – che tengo a ringraziare in questa sede – si stanno adoperando in maniera importante per la riorganizzazione dello stesso, una riorganizzazione che prospetta in ogni caso un passaggio di competenze dai Comuni al Cantone dell’ottantina di persone componenti le attuali sedici Autorità. Una riorganizzazione molto complessa e unica nel suo genere per dimensioni, che impone un’importante e precisa pianificazione in termini di risorse finanziarie, umane, logistiche e amministrative, aldilà del modello organizzativo – sia esso amministrativo o giudiziario – che in futuro sarà scelto dal Parlamento. Una prima decisione a beneficio dell’operatività delle Autorità di protezione verrà presa proprio nella sessione di Gran Consiglio che prenderà avvio quest’oggi, Parlamento che dovrà determinarsi su un messaggio governativo postulante la proroga delle periodo di decadenza organizzativa delle Autorità al 2020, determinandosi parimenti su un primo intervento di tipo informatico a beneficio dell’attività ivi svolta. Un primo passo, al quale ne seguiranno tanti altri, con lo scopo ultimo di migliorare il sistema e le risposte alla collettività, correggendo un’immagine non sempre positiva del settore della protezione del minore e dell’adulto.

Accanto a questo importante riassetto del settore della protezione del minore e dell’adulto, il Dipartimento intende proseguire con la riorganizzazione delle Giudicature di pace, del Ministero pubblico, del settore esecuzione pene e misure che coinvolge l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi come pure rivedendo la legge sugli onorari dei magistrati. Sono quindi tanti i cantieri aperti lungo la strada del progetto “Giustizia 2018”, cantieri importanti che richiedono il tempo adeguato per essere condivisi e discussi con tutti gli attori coinvolti e quindi concretizzati.

Ma questi cantieri non possono in ogni caso prescindere da risposte a domande che a nome della collettività tutta, pongo da anni: quali sono i tempi della giustizia nel nostro Cantone? Essi rispondono alle aspettative della società?
Con riferimento al tema odierno della giornata di studio organizzata dalla CFPG che seguirà, quanti e quali incarti presso quali Autorità cantonali si prescrivono ogni anno? Tutte domande alle quali ad oggi non vi è una risposta, perlomeno pubblica.

Il Rapporto annuale del Consiglio della Magistratura del 2017 presenta la consueta valutazione del funzionamento della giustizia cantonale, reputando il risultato complessivo raggiunto “lusinghiero”. Un mosaico che illustra risultati e difficoltà con tessere di colori chiari ma anche scuri, sui quali fondare il lavoro dell’anno giudiziario che si apre oggi. Un mosaico che palesa una giustizia cantonale viva e produttiva, anche se in taluni casi in affanno.

Nel contesto del rinvigorito dialogo tra il Dipartimento delle istituzioni e la Magistratura tradottosi negli incontri semestrali istituiti dallo scorso anno, ho invitato le Autorità giudiziarie cantonali a dare un riscontro concreto alle situazioni definite “preoccupanti” dal Consiglio della Magistratura. In particolare, ho richiesto loro in maniera del tutto costruttiva di compiere un’analisi circa la situazione complessiva delle singole Autorità giudiziarie, che tenga conto dalle risorse attualmente a disposizione e del loro utilizzo in relazione agli obiettivi annuali stabiliti e auspicati dagli Uffici giudiziari medesimi. Tradotto: come fare di più con le stesse risorse a disposizione, mediante interventi di tipo organizzativo interno, prima di chiederne di altre. Un esercizio che il Governo auspica da tutti gli Uffici dell’Amministrazione cantonale e che precede un possibile aumento del personale. In quest’ottica, l’indicazione, per esempio, circa la durata media di evasione delle procedure si rileva un elemento significativo in più per valutare le richieste in termini di risorse che giungono dalla Magistratura. Un indicatore che è possibile estrapolare, come risulta dal Rapporto del Consiglio della Magistratura 2017 nell’ambito dell’attività del Tribunale cantonale delle assicurazioni presieduta dal giudice Daniele Cattaneo. Un indicatore riconosciuto e conosciuto a livello federale, e penso a quanto indicato nel Rapporto di gestione annuale dei quattro Tribunali federali. Un indicatore ormai consolidato in tanti Cantoni svizzeri e, come visto, anche in Ticino, perlomeno presso il Tribunale cantonale delle assicurazioni.

L’analisi di funzionamento richiesta dal Dipartimento sarà un presupposto essenziale per un confronto trasparente e corretto tra l’Autorità giudiziaria e l’Autorità politica nel contesto della valutazione di possibili riorganizzazioni interne come pure un miglior impiego dei mezzi allocati alla Giustizia. Come disse in questa medesima occasione oltre dieci anni fa il mio predecessore alla direzione del Dipartimento delle istituzioni, Luigi Pedrazzini, “è ben lontana da noi l’intenzione di indebolire la Giustizia ticinese”. Ma al contrario. Con questa mia iniziativa, ieri come oggi, vogliamo che la Giustizia ticinese possa operare nel migliore dei modi in favore di cittadini e delle aziende. Se una decina di anni fa, i tempi dell’auspicata verifica critica dell’operato della Magistratura non sembravano maturi, oggi lo devono essere. La giustizia è indipendente: ma non dall’efficienza. Tengo a ribadirlo anche quest’anno. Il principio della separazione dei poteri non deve costituire un alibi per la Magistratura, nei confronti di se stessa, per non riflettere sul proprio funzionamento e per non autoregolarsi, anche tramite degli indicatori. In questo senso, il Rapporto annuale del Consiglio della Magistratura del 2017 deve costituire la base per una riflessione generale del settore giudiziario cantonale in ottica costruttiva e di rafforzamento della Giustizia: perché un sistema giudiziario locale efficiente, efficace e dai tempi ragionevoli è un fattore essenziale dell’attrattività di una società e della sua economia.

L’anno giudiziario appena conclusosi ha visto concretizzarsi svariati importanti avvicendamenti in seno al potere giudiziario ai quali dedico questa parte finale del mio intervento odierno, rivolgendo quindi un sentimento di gratitudine a tutti coloro che si sono adoperati per la giustizia nelle varie autorità giudiziarie, commissioni, gruppi di lavoro, dedicandosi con quotidiano impegno, rigore e riservatezza alla loro funzione.

Sono lieto avantutto di dare il benvenuto ai giudici di pace e giudici di pace supplenti entrati in carica nel corso di questo ultimo anno giudiziario in dieci circondari, salutando e ringraziando nel contempo gli uscenti. Uno su tutti, Alfio Indemini, giudice di pace del Circolo della Magliasina per oltre 30 anni, che ha ricoperto la funzione di Presidente dell’Associazione dei giudici di pace, oggi assunta da Alain Pedrioli.

Un ringraziamento particolare vada all’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti e all’avv. Elisa Bianchi Roth, che nel corso dello scorso anno hanno assunto la funzione di pretore straordinario entrambe in ragione del 50% in sostituzione della Pretore del Distretto di Leventina Sonia Giamboni, assente per congedo famigliare. Un’esperienza positiva di condivisione di una carica giudiziaria a metà tempo che sta continuando tutt’oggi con il rientro parziale all’attività giudicante della Pretore titolare e sulla quale il Dipartimento si chinerà in futuro.

Auguri ai giudici e ai giudici supplenti del Tribunale d’appello che sono stati confermati per i prossimi dieci anni dal Parlamento e in particolare ai neoeletti giudici Francesca Verda Chiocchetti e Fulvio Campello, che entreranno entrambi in carica a giorni, in sostituzione dei già giudici Marco Lucchini e Raffaello Balerna, ai quali rinnovo i miei ringraziamenti per il loro operato in favore della Giustizia cantonale. Do inoltre il benvenuto con i migliori auspici ai novanta assessori giurati del Tribunale penale cantonale e ai sessanta della Corte di appello e di revisione penale che hanno dichiarato la loro fedeltà alla Costituzione e alle leggi nelle scorse settimane. Una figura, quella dell’assessore giurato, che il Popolo ticinese ha voluto annoverare quale espressione della partecipazione vera della cittadinanza nei processi penali nonché esempio di caparbietà ticinese e di alto rispetto della volontà popolare. Tengo quindi a ringraziare il giudice Matteo Cassina che ha presieduto nel corso di questi due anni il Tribunale d’appello. Un interlocutore primario per il Dipartimento che richiede sempre di più una collaborazione assidua anche su vari progetti non solo legislativi. Collaborazione che chiederemo anche al neo Presidente del Tribunale di appello Mauro Mini, certo che contribuirà in modo incisivo alla citata analisi interna del Tribunale, a beneficio dell’operatività complessiva dello stesso. Un ringraziamento vada parimenti alla Commissione amministrativa del Tribunale di appello per il lavoro svolto e alla Cancelliera.

Tra i nuovi Procuratori pubblici, saluto e rinnovo gli auguri per un proficuo operato ad Anna Fumagalli e Roberto Davide Ruggeri, che hanno sostituito i già procuratori pubblici Nicola Corti e Roberta Arnold, che parimenti ringrazio. Tengo altresì a ringraziare l’avvocato Cinzia Luzzi per l’operato che sta svolgendo e svolgerà ancora per qualche mese in favore del Ministero pubblico ticinese in qualità di procuratrice pubblica straordinaria in sostituzione della procuratrice pubblica Francesca Lanz, assente per congedo famigliare. Colgo quindi l’occasione per dare il benvenuto nella sua nuova funzione di Procuratore generale dal 1° luglio prossimo ad Andrea Pagani.

I miei auguri di buon lavoro, certo che la riconosciuta professionalità nonché l’istaurazione di una cultura di dirigenza, ti permetteranno di ottenere gli obiettivi prefissati, dando le giuste risposte alla domanda di Giustizia.

In conclusione, vorrei portare un saluto di commiato all’uscente Procuratore generale del Canton Ticino John Noseda, alla vigilia della pensione.
Caro John, una pagina della storia giudiziaria cantonale sarà a te indubbiamente dedicata. Magistrato appassionato e dedito al lavoro, dallo spiccato spirito di giustizia e dall’indubbia indipendenza, hai interpretato il ruolo di Procuratore generale assunto nel 2011 in maniera totalizzante. In questi sette anni al timone del Ministero pubblico, ti sei identificato nella Procura che hai saputo rappresentare verso l’esterno con fermezza e perseveranza. Non ti sei mai risparmiato, occupandoti di migliaia di incarti concernenti reati di ogni tipo, a discapito talvolta dell’amministrazione interna. Tengo a sottolineare la tua sempre grande disponibilità e il tuo fattivo apporto nelle tante consultazioni afferenti proposte di modifiche legislative cantonali e federali che ti sono state presentate. Ricordo altresì il tuo contributo significativo alla legislazione cantonale nei tanti gruppi di lavoro ai quali hai partecipato nel corso della tua lunga e appassionante carriera e dove hai saputo fungere da esempio di cultura giuridica, portando la tua preziosa esperienza acquisita negli anni tramite le tue varie attività lavorative, la partecipazione attiva alla vita politica cantonale e le esperienze associative. Un apporto costruttivo quanto critico che, ti assicuro, è sempre stato apprezzato e del quale il Dipartimento saprà tenerne conto. La tua forte carica umana che ti ha permesso di vivere pienamente anche l’aspetto ideale della tua professione, ma soprattutto la passione e il piacere per il tuo lavoro che ti ha portato anche a indignarti, di tanto in tanto anche in maniera eccessiva, ti hanno contraddistinto in questi anni di operato in favore della Giustizia, dove hai vissuto le più disparate stagioni della cronaca e i mutamenti culturali.

Caro John, grazie per il contributo che hai dato alla causa della Giustizia nel Canton Ticino. Ti giunga a nome mio personale e di tutti i presenti, il nostro sentimento di stima e la nostra riconoscenza per una vita intensa dedicata alla Giustizia e al Diritto, una vita guidata dalla passione e dallo spirito di servizio che ti accompagnerà anche in futuro e in tutte le nuove sfide affascinanti che di certo affronterai. Ti auguro il meglio per il nuovo capitolo della vita.

Strutture carcerarie: meno assenze con la riorganizzazione

Strutture carcerarie: meno assenze con la riorganizzazione

Trend al ribasso in tutto il Dipartimento

Di recente il Consiglio di Stato, in risposta a una mozione sull’assenteismo negli uffici dell’Amministrazione cantonale, ha evidenziato che ci sono dei settori con livelli d’assenza superiori ad altri ma che non si può parlare di fenomeno radicato.
Mi piace però sottolineare che – mentre gli altri Dipartimenti sono stabili – il mio è l’unico Dipartimento che dimostra un trend al ribasso a partire dal 2012, poco dopo il mio arrivo alla direzione. Un dato che mi rallegra e che dimostra come, in particolare le riorganizzazioni, hanno contribuito a migliorare anche le condizioni di lavoro dei miei collaboratori, con conseguente beneficio in termini di efficienza dei vari uffici.
Non è un segreto che un clima favorevole incide positivamente sulle persone, rendendole più motivate sul posto di lavoro e meno soggette alle assenze.
La soddisfazione è ancora maggiore se penso che tra i servizi del mio Dipartimento ci sono delle realtà lavorative sensibili e difficili. Penso in particolare alle strutture carcerarie, un settore alquanto impegnativo per le mansioni assegnate e per il contesto in cui si opera. Nonostante ciò, le cifre dimostrano una regolare diminuzione delle assenze da tre anni, in parallelo alla profonda riorganizzazione da me voluta e condotta dal nuovo Direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini.

Un ambiente di lavoro più sereno
Quella degli agenti di custodia è indubbiamente una delle professioni più onerose perché ogni errore può avere delle gravi ripercussioni. Una priorità è stata di mettere tutti i collaboratori nelle condizioni ideali per svolgere la propria attività, creando un ambiente di lavoro più disteso, favorito da una maggiore vicinanza dei quadri al personale. Si è cercato di favorire la comunicazione tra le parti, ascoltando con attenzione i bisogni e dando più riscontro alle esigenze attraverso una pianificazione del personale decentralizzata. Una misura molto apprezzata è stata quella di dare a tutti la possibilità di contribuire in modo istituzionale al miglioramento del lavoro, coinvolgendo il personale in un rapporto sempre più bidirezionale. L’ambiente positivo all’interno delle strutture carcerarie è stato infine possibile anche grazie al continuo dialogo con i rappresentanti sindacali, diventati dei partner imprescindibili.

Dei nuovi stimoli professionali
Ci sono però altri aspetti che hanno permesso di agevolare e valorizzare i collaboratori. Sono state moltiplicate le possibilità di carriera all’interno delle strutture carcerarie, istituendo parallelamente un percorso di formazione pratico e teorico per gli aspiranti quadri. La riorganizzazione è pure servita per ampliare le possibilità di impiego del personale, tramite nuovi servizi quali il trasporto dei detenuti e soprattutto delle nuove specializzazioni come nel caso del gruppo d’intervento in caso di problemi e di quello per la ricerca di stupefacenti. Sono inoltre stati demandati nuovi compiti alla centrale operativa. I collaboratori possono oggi interpretare il loro ruolo in maniera più dinamica, cogliendo queste nuove opportunità, rispettivamente approfittando delle formazioni interne per individuare nuovi stimoli. La maggiore flessibilità è senza dubbio apprezzata e contribuisce a fidelizzare le persone poiché ognuno ha la possibilità di trovare la giusta collocazione professionale. D’altra parte, le accresciute esigenze in termini di sicurezza hanno implicato maggior lavoro per il personale, che ha comunque risposto con innegabile responsabilità e con un invidiabile attaccamento alla professione.

In questi anni mi sono impegnato a creare delle condizioni di lavoro interessanti all’interno del mio Dipartimento, adeguando il personale per distribuire meglio il carico di lavoro e fornendo più strumenti. Sono convinto che questa scelta abbia permesso di ridurre il tasso di assenteismo e nel contempo abbia contribuito a migliorare la soddisfazione professionale dei miei collaboratori rendendoli più efficaci nelle risposte alla popolazione.