Rapporti Cantone-Comuni: la strada è quella giusta

Rapporti Cantone-Comuni: la strada è quella giusta

Confronto costruttivo: è questa la definizione che meglio riassume il primo Simposio Cantone-Comuni che ha avuto luogo giovedì a Castione. È stata davvero una bella e proficua occasione per affinare la reciproca conoscenza, approfondire il variegato universo delle aggregazioni e per guardare con occhio costruttivo al futuro. Questo Simposio non è che il primo di una serie di incontri regolari che spero si riveli lunga e capace di soddisfare le reciproche esigenze, portando gli enti locali a una maturazione armoniosa e congiunta. In fondo, è quanto si attendono i ticinesi, che vogliono abitare in un contesto sempre più solido, forte e stabile, in cui tutti si assumano appieno le rispettive responsabilità. Lo ripeto: i segnali sono davvero incoraggianti e lo dico non solo come Direttore del DI, ma anche come Consigliere di Stato e cittadino di questo Cantone.

Un momento storico
Non esito a definire “storico” questo momento destinato a ridefinire i rapporti tra i due livelli istituzionali: PCA, Ticino 2020, revisione della LOC sono i veicoli che ci proietteranno in un futuro che si preannuncia positivo e che, appunto, ci dirà con chiarezza quale sarà il ruolo del Comune. Comuni più forti e dinamici conducono a un Cantone a sua volta più forte e dinamico: questo assunto, quando si parla dell’importante tema dell’aggregazione, non va mai dimenticato, e questo al di là dei molti cambiamenti che hanno interessato, interessano e interesseranno il nostro territorio e i cittadini che lo popolano e che stanno mutando il volto del nostro Cantone. Il Comune di uno o due decenni fa non è ovviamente più quello attuale: in molti casi, esso va oggi considerato alla stregua di un’azienda. Emergono con intensità sempre maggiore dinamiche fondate sulla qualità del prodotto e sulla soddisfazione dei bisogni degli utenti. In questo contesto, parlando di “utenti” mi riferisco ai Cittadini che, a prescindere da qualunque ragionamento, devono sempre restare al centro delle attenzioni e delle preoccupazioni di ogni Comune. Anche questo è un concetto ineludibile, che tutti noi – indipendentemente dal nostro ruolo – dobbiamo tenere in debita considerazione.

Per un Ticino ancora migliore
Proprio nell’ottica di costruire un Ticino sempre migliore, efficiente ed efficace, ci siamo dotati di alcuni strumenti che ci permettono di lavorare in modo costruttivo e con obiettivi chiari: Attraverso il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) stiamo compiendo dei decisi passi verso la concretizzazione di una visione che a medio-lungo termine potrebbe condurre a un Ticino composto da 27 Comuni. Si tratta di un percorso iniziato di fatto alla fine degli anni ’90 con il lancio della politica aggregativa cantonale, che ha sempre puntato al coinvolgimento dei Comuni stessi e pertanto dei cittadini, chiamati attraverso il voto a decidere del destino del proprio ente locale. Imposizioni dall’alto non ce ne devono essere e anche sui questo non deve esserci né dubbio né speculazione. Per raggiungere gli obiettivi che ci siamo prefissati occorre poter contare su un consenso “reale” ed evitare forzature che si dimostrerebbero controproducenti.

Comuni forti, vitali e progettuali
Poniamoci ora un apparentemente semplice quesito: quanto sono importanti i Comuni all’interno del “sistema Cantone”? La risposta non può che essere una e univoca: tanto, anzi tantissimo. Aggiungo subito che migliori e meglio gestiti saranno gli enti locali, migliore sarà il Cantone nel suo insieme. A 20 anni di distanza, l’obiettivo inserito nello studio “Il Cantone e i suoi Comuni, l’esigenza di cambiare”, che nel 1998 di fatto ha dato il via alla Riforma istituzionale dei Comuni ticinesi, resta quindi quanto mai d’attualità. Non lo dico io, ma lo dicono i fatti: la strada tracciata a suo tempo è quella corretta. L’obiettivo di fondo era e rimane quello di ridare al Ticino un panorama di Comuni forti e attivi, esaltandone vitalità e progettualità, nonché rafforzandone struttura e capacità amministrativa.

La reale autonomia dell’ente locale
Negli ultimi 20-25 anni la mappa dei Comuni è stata ridisegnata in ossequio alla visione cantonale della politica aggregativa e dei suoi obiettivi a medio-lungo termine che, appunto, ha quale perno centrale il PCA. Stiamo quindi assistendo a varie trasformazioni, che hanno mutato le realtà locali e che possono essere riassunte attraverso alcune cifre significative: all’inizio del millennio i Comuni erano 245, ora sono 115 e tra poco più di un anno il loro numero potrebbe scendere a 107; nel 2000 la popolazione media era di poco superiore ai 1’200 abitanti, mentre oggi se ne contano quasi 3’100; le risorse fiscali medie pro capite sono passate da 3’397 a 4’129 franchi. Ma la statistica che ritengo più eloquente si riferisce al moltiplicatore politico: in un breve lasso di tempo, il numero dei Comuni con un’aliquota pari al 100% è passato da 112 (16% della popolazione) a 15 (2%). Cosa significa? Significa che l’ente locale ha visto la sua forza finanziaria migliorare, cosa perfettamente aderente agli intendimenti del Cantone. Il Comune di domani sta quindi prendendo forma, grazie anche al citato Piano cantonale delle aggregazioni e alla riforma Ticino 2020 che intendono riorganizzare non solo la geografia locale, ma anche i compiti e i flussi dei vari livelli istituzionali. La strategia è chiaramente data: si tratta di rivedere i rapporti di competenza e i flussi finanziari fra Cantone e Comuni secondo i citati criteri di efficienza ed efficacia, e che mettano tutti d’accordo.

Basi solide per un solido progetto
Quanto ho avuto modo di ascoltare giovedì scorso, mi induce a pensare che l’obiettivo che il mio Dipartimento si è posto – ovvero giungere a stabilire rapporti ancora migliori tra Cantone e Comuni – è ormai molto più di una semplice ipotesi di lavoro. Le difficoltà, così come le discussioni, non sono mancate e non mancheranno, ma le basi costruite attraverso la convergenza di idee e propositi sono solide. Confrontarsi come abbiamo fatto finora e come faremo ancora nel prossimo futuro non potrà che facilitare il processo di maturazione in corso. Saluto, infine, con soddisfazione l’esito positivo del sondaggio che abbiamo proposto alla popolazione ticinese e che verteva proprio su tematiche legate all’aggregazione: il cittadino aggregato, tanto per fare un esempio, riconosce nel nuovo Comune una forza politica e un potere contrattuale maggiori, così come ne evidenzia un’accresciuta efficienza. La via è senza dubbio quella giusta.

73.8 milioni per un Ticino ancora più forte

73.8 milioni per un Ticino ancora più forte

Credo nell’efficacia delle aggregazioni

Dal punto di vista istituzionale e territoriale, quanto è cambiato il nostro Cantone nell’ultimo ventennio? La risposta è semplice: molto. A riprova di ciò mi vengono in aiuto alcune cifre: da 245 Comuni con una popolazione media di 1’200 persone siamo passati a poco più di 110 con 3’100 residenti ciascuno. Parallelamente il numero di quelli con un moltiplicatore del 100% è crollato da 112 a 15.
Il Ticino sta quindi mutando. Il processo di riforma è però soltanto a una fase intermedia, così come attestato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Il Governo (e il mio Dipartimento in primis) crede nella forza rigenerante delle aggregazioni in modo talmente convinto da proporre al Parlamento un credito quadro di 73,8 milioni di franchi a sostegno di progetti di interesse cantonale, confermando l’intenzione di dare la priorità alle proposte nate “dal basso”, solide e condivise.

Spazio alle idee promosse “dal basso”
Come più volte detto, il PCA – con i suoi 27 scenari aggregativi – non rappresenta una riforma imperativa, così come non pone alcun vincolo temporale. Sarebbe errato ragionare diversamente, perché se vogliamo Comuni migliori, ben gestiti e in grado di erogare servizi di elevata qualità, dobbiamo avere come riferimento la soddisfazione e la partecipazione attiva del cittadino. Parlare di aggregazioni avviate e promosse “dal basso” non è uno slogan propagandistico: è una necessità. Capire, proporre, condividere, discutere e costruire sono i pioli della scala che conduce a un ente locale moderno, forte, propositivo e vicino al cittadino. Guai se venisse a mancare la prossimità tra uno e l’altro: non ci fosse, qualunque aggregazione perderebbe la quasi totalità del suo senso.

Aiuti finanziari mirati e sensati
La notevole somma messa sul piatto dimostra come il Cantone non si fermi alle intenzioni: seppur senza invasioni di campo, assume un ruolo attivo nel citato cambiamento in atto; concede ampia libertà ai Comuni, ma è prontissimo a intervenire attraverso aiuti finanziari finalizzati alla riorganizzazione amministrativa e/o agli investimenti di sviluppo. Se il progetto è serio, strutturato e lungimirante, il nostro appoggio è garantito. Gli strumenti “macro” che mettiamo a disposizione dei Comuni sono due: il sostegno finanziario (contributi di risanamento) e il sostegno istituzionale (promozione di un Piano di sviluppo). Insomma, proponendo l’attribuzione di un opportuno contributo finanziario, una volta di più il Governo conferma di credere nelle aggregazioni che considera un mezzo indispensabile per razionalizzare il territorio cantonale e rendere più performanti le realtà locali.

Trasformazioni profonde e obbligate
In un contesto in costante divenire, spicca per importanza il progetto Ticino 2020, profondamente legato al PCA stesso: partendo da una nuova geografia comunale, disegnata dalle aggregazioni finora realizzate, viene proposta una revisione strutturale dei compiti e dei flussi esistenti, che implicano a loro volta la riconfigurazione del sistema perequativo e la riorganizzazione dell’Amministrazione cantonale e comunale. So bene che si tratta di trasformazioni profonde e che non tutti sono pronti ad accogliere con il sorriso sulle labbra, ma si tratta di un percorso obbligato che dobbiamo intraprendere se davvero vogliamo costruire un Ticino ancora migliore.

L’esempio del Comune di Verzasca
Parlando di aggregazioni, ritorno volentieri sul voto pressoché unanime del Parlamento che lunedì ha sancito la nascita del Comune di Verzasca. Ecco un esempio di cosa intendo per progetto nato dal basso senza imposizioni. Confinante su quattro Distretti – Bellinzona, Leventina, Riviera e Vallemaggia – sarà il nuovo cuore del Canton Ticino. E il merito di tutto questo va ai cittadini e alle cittadine, che non hanno mai smesso di credere in questo progetto. Un bell’esempio che altri potranno seguire.

 

 

Comuni più dinamici per un Ticino più forte

Comuni più dinamici per un Ticino più forte

La strada indicata dal PCA è quella giusta

Quanto sono importanti i Comuni all’interno del “sistema Cantone”? Tanto, tantissimo, ed è quasi inutile ricordarlo. Migliori e meglio gestiti sono gli enti locali, migliore sarà il Cantone nel suo insieme. Diventa quindi preponderante stabilire rapporti costruttivi e dinamici tra le parti, nell’ottica, appunto, del benessere generale. Uno slogan legato al tema? Direi: “Un Cantone più forte e più dinamico grazie a Comuni più forti e più dinamici”. Stiamo lavorando da anni a un obiettivo che deve coinvolgerci tutti, ognuno nel suo ruolo, ognuno con le proprie competenze: non vedo una via alternativa per costruire una società che possa fregiarsi di enti strutturati e solidi, che garantiscano al cittadino l’erogazione dei necessari servizi attraverso la saggezza di chi conosce bene il suo “mestiere” e investimenti oculati, ma anche coraggiosi. Stiamo lavorando per costruire un Ticino più snello e performante, solido e propositivo. Lo stiamo facendo anche e soprattutto attraverso il Piano cantonale delle aggregazioni, basato su visione che a medio-lungo termine potrebbe condurre a un Ticino composto da 27 Comuni. Il trend non è locale, bensì federale, basti pensare che in un lasso di tempo piuttosto contenuto, il numero dei Comuni svizzeri è passato da oltre 3’000 a 2’222. Cifre significative. Come accennavo in apertura, nel nostro Cantone il percorso è iniziato di fatto alla fine degli anni ’90 con il lancio della politica aggregativa cantonale. Essa ha da subito puntato sul coinvolgimento dei Comuni stessi e pertanto dei cittadini, chiamati attraverso il voto a decidere del destino del proprio ente locale. Il PCA non è una riforma imposta dall’alto, ma punta molto sulla condivisione, dando spazio alle iniziative che provengono dal basso e che spesso si rivelano solide e con un forte consenso.

Efficienza al servizio del cittadino
La realtà comunale ha subito profonde trasformazioni nell’ultimo ventennio. Nonostante ciò, mantiene sempre un ruolo determinante: è l’ente locale di prossimità, quello più vicino alla popolazione. In questi anni stiamo assistendo alla rapida trasformazione della società e dei cittadini che la compongono: cambiano le abitudini, si moltiplicano le sollecitazioni e aumenta costantemente la varietà dei problemi da affrontare e risolvere. Se vogliamo che il “sistema Ticino” funzioni, occorre dunque che ogni Comune si impegni a fornire prestazioni di qualità e a soddisfare i bisogni dei cittadini.

Rapporti e competenze ben definiti
Il Comune di domani sta quindi prendendo forma, grazie anche al citato Piano cantonale delle aggregazioni e alla riforma Ticino 2020 che intendono riorganizzare non solo la geografia locale, ma anche i compiti e i flussi dei vari livelli istituzionali. La strategia è chiaramente data: si tratta di rivedere i rapporti di competenza e i flussi finanziari fra Cantone e Comuni secondo criteri di efficienza ed efficacia. Una gestione dell’autonomia comunale che poggia su questa robusta impalcatura necessita di procedure e strumenti democratici che responsabilizzino gli amministratori comunali e li orienti correttamente nella presa di decisioni. Il ripensamento dei meccanismi (regole e procedure) di funzionamento politico e amministrativo del Comune permetterà di migliorare il processo decisionale, ottimizzare l’erogazione dei servizi pubblici e verificarne la realizzazione e l’adeguatezza nel tempo. Detto in altre parole, si tratta di dotare il federalismo di Comuni sempre più “funzionanti” e “funzionali”, che sappiano conservare – se non addirittura accrescere – l’elevato standard di servizi garantiti ai cittadini. Ed è un ragionamento che vale nelle valli come nei centri urbani, senza distinzioni geografiche, territoriali o dimensionali.

I patriziati, valore aggiunto per la collettività

I patriziati, valore aggiunto per la collettività

Vedo entusiasmo, passione e spirito corporativo

L’evento “PatriziAmo”, organizzato a inizio mese dalla Città di Lugano in concomitanza con la Festa d’Autunno, mi offre la possibilità di tornare a parlare di un tema a me caro e spero sia lo stesso per tutti i ticinesi.
Desidero dapprima ringraziare Michele Foletti, l’ideatore di queste giornate, il sindaco Marco Borradori e il portavoce di tutti i patriziati di Lugano Giorgio Foppa per il sostegno alla manifestazione.
I Patriziati sono una parte integrante della nostra società: si tratta di enti storici che hanno origine nel nostro passato, giocano un ruolo da protagonisti nel presente e guardano con entusiasmo a un futuro che contribuiscono a costruire. Insomma, essi non sono i custodi di fredde ceneri, come qualcuno tende riduttivamente a pensare, bensì vivaci ravvivatori del fuoco dello spirito del XXI secolo.
Il mio Dipartimento, proprio perché consapevole della loro centralità e perché intimamente convinto della necessità di sostenere nei fatti la triade Patriziato-Comune-Cantone, mette a disposizione la sua consulenza attraverso i propri Servizi, così come un aiuto finanziario tramite il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio. Se i progetti sono validi, e nella quasi totalità lo sono, noi – il Cantone e il Dipartimento – ci siamo! In questo contesto di costruttiva collaborazione, occorre evidenziare il prezioso lavoro di mediazione svolto dall’Alleanza patriziale ticinese (ALPA), con la quale portiamo avanti numerose iniziative e attività. Nata nel 1938, l’ALPA sostiene i Patriziati e promuove la collaborazione con i Comuni in modo da creare le condizioni-quadro favorevoli alla gestione sostenibile del territorio che, assieme alle persone, è il nostro bene più prezioso. Posso solo confermare quanto ho già avuto modo di sottolineare in altre occasioni: il nostro rapporto è sempre stato eccellente e sono sicuro che potrà consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni, generando ricadute benefiche all’istituto patriziale.

Un patrimonio su cui possiamo contare
A confermare la tesi che si tratti di un ente radicato e ancora attuale, oggi in Ticino si contano 201 Patriziati e ben 90mila patrizi. Essi sono proprietari del 75% dei circa 140mila ettari del territorio boschivo che ci circonda. Si occupano con passione, spirito corporativo e con assoluta dedizione della gestione delle proprietà comunitarie quali i boschi, ma anche le cave, gli alpi, i caseifici, oltre alle infrastrutture sportive e turistiche. Insomma: i Patriziati sono un patrimonio su cui ogni ticinese – patrizio o no – sa di poter contare.

Tra difficoltà e sensibilizzazione
Nel corso della presentazione della prima edizione dell’evento, è emersa anche la difficoltà di coinvolgere nell’universo patriziale nuove persone, soprattutto i giovani. La questione è sentita da tempo, anche se la Legge Organica Patriziale (LOP) – entrata in vigore nel 1992 – aiuta, visto che contempla la possibilità di diventare patrizi secondo varie modalità. Trovare persone che mettano a disposizione tempo ed energie è un problema in generale di tutto il volontariato. Il dinamismo non manca, ma occorre toccare le corde giuste per stimolare le nuove generazioni. E a proposito di sensibilizzazione dei giovanissimi, le idee ci sono: quest’estate, tanto per fare un esempio, oltre 3’000 bambini hanno partecipato alle attività organizzate con Lingue e Sport in collaborazione con diversi Patriziati. Essi hanno dato vita con entusiasmo a uscite ambientali o culturali per conoscere il territorio, dalla Leventina al Mendrisiotto. Piccoli patrizi crescono?

Una realtà propositiva
So per certo, perché ne ho esperienza diretta, che la volontà non manca, che ci sono Patriziati propositivi e innovativi nella promozione di progetti di gestione e valorizzazione del territorio, in ambiti classici come quello agricolo o quello forestale, ma sempre più anche nel turismo, nel sociale e nel settore culturale. Il Patriziato si muove all’interno di una società e si sviluppa con essa, offrendo un servizio essenziale per la comunità locale e quindi, di riflesso, per tutto il Cantone. Innesca un circolo virtuoso dal quale non può che trarne beneficio la collettività.

Verzasca: passo decisivo verso il nuovo comune

Verzasca: passo decisivo verso il nuovo comune

Le aggregazioni favoriscono la progettualità

I processi aggregativi non sono progetti fini a se stessi, ma hanno un chiaro obiettivo: creare comuni solidi per gettare le basi di quello che sarà il Ticino di domani. Uno slancio necessario per ridare vitalità alle diverse regioni del nostro Cantone.
Con questo spirito ho proposto al Consiglio di Stato il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Una riforma ambiziosa realizzata con la Sezione degli enti locali, che serve a fissare gli scenari a cui i nostri Comuni potranno ambire. La ricetta del successo è prediligere le iniziative spontanee che nascono dagli enti locali stessi: un presupposto che ho voluto evidenziare anche nel PCA.
Realtà come Bellinzona ci hanno infatti insegnato che la via maestra che conduce alla creazione di Comuni forti, aggregando realtà già esistenti, consiste nell’affidare ai diretti interessati il compito di promuovere l’iniziativa.
Ed è quello che è successo anche in Valle Verzasca: lo scorso 10 giugno la votazione consultiva ha visto l’adesione compatta di tutti i Comuni coinvolti e complessivamente ha raggiunto l’84% dei consensi. La popolazione ha dunque detto sì al nuovo Comune denominato Verzasca.
Nella seduta settimanale di Consiglio di Stato, è stato approvato il messaggio che propone al Gran Consiglio l’aggregazione dei Comuni di Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e dei territori in valle di Cugnasco-Gerra e di Lavertezzo. L’aiuto finanziario di 18.4 milioni di franchi è stato confermato: esso consentirà al nuovo comune di svilupparsi su basi finanziarie stabili. Questa realtà diverrà operativa nella primavera del 2020 con le Elezioni comunali e la nascita di un comune moderno di quasi 900 abitanti.

Un interlocutore unico per crescere più rapidamente
Un comune deve essere capace di proporre alla popolazione un’ampia paletta di servizi nonché disporre di un forte potere contrattuale verso le istituzioni con le quali si troverà spesso a negoziare. Con il loro voto, i cittadini verzaschesi hanno dimostrato la volontà di rendersi più autonomi. Grazie a una dimensione più rilevante e un’organizzazione più strutturata, ora il Comune dispone di una maggiore capacità decisionale. Queste sono le premesse ideali per la realizzazione in tempi ragionevoli del Piano di sviluppo elaborato dall’Associazione dei Comuni della Valle Verzasca. La nuova realtà comunale dovrà quindi assumere da subito un ruolo propositivo, generando il consenso e lo spirito collaborativo degli attori presenti sul territorio, siano essi pubblici o privati.

Le possibilità di sviluppo e di indotto in Valle
Il compito principale del nuovo Comune sarà di rivitalizzare le prospettive economiche e sociali della regione dopo decenni in cui la perdita di velocità delle Valli è stata evidente a tutti. Sarà fondamentale identificare le opportune misure per incoraggiare lo sviluppo territoriale e demografico, oltre a quello  turistico, agricolo e culturale. L’espansione delle attività economiche consentirà un incremento dell’indotto e di riflesso il Comune disporrà di entrate superiori con la possibilità di nuovi investimenti. Tra gli scenari percorribili, intravvedo per la Valle soprattutto la possibilità di potenziare la sua naturale vocazione turistica puntando sull’imprenditorialità.

Di recente, partecipando ai festeggiamenti per i dieci anni dell’aggregazione Cugnasco-Gerra, ho avuto conferma che, dopo un iniziale periodo di rodaggio, l’attività corrente dei Comuni risulta semplificata. Ho visto una realtà felice, finanziariamente solida, capace di proporre progetti e in cui le decisioni sono state velocizzate. Anche per questo, le autorità comunali non escludono a priori la possibilità di altre fusioni. Sono certo che la stessa cosa accadrà per il nuovo Comune di Verzasca.

Verzasca: un SI deciso per l’aggregazione

Verzasca: un SI deciso per l’aggregazione

Domenica prossima 10 giugno i cittadini dei comuni di Brione Verzasca, Corippo Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori di Valle di Cugnasco–Gerra e Lavertezzo saranno chiamati alle urne per decidere se accettare il progetto aggregativo di un unico comune denominato “Verzasca”. Nel caso di esito positivo – che auspico vivamente -, la nuova realtà locale diverrà operativa con le Elezioni comunali della primavera 2020.
Mi auguro che la popolazione aderisca al progetto che è stato presentato negli scorsi mesi con una campagna informativa e con la serata pubblica di Lavertezzo Piano, alla quale ho avuto il piacere di intervenire.
Sulla scia delle positive esperienze maturate con le aggregazioni nelle Valli, è ora giunto il momento per la popolazione di dotarsi di un nuovo comune, solido nell’organizzazione e nella distribuzione di servizi.
La Valle Verzasca ha vissuto negli ultimi decenni un regresso come accaduto in altre zone periferiche, caratterizzato principalmente dal calo demografico e dalla diminuzione delle opportunità lavorative, che hanno in parte affossato le prospettive sociali ed economiche nel corso degli anni. È ora giunto il momento di invertire questa tendenza, prima che sia troppo tardi.

Sostegno unanime al progetto d’aggregazione
Gli esecutivi dei comuni sono tutti certi che soltanto con l’aggregazione sarà immaginabile un rilancio della Valle. In sintesi, l’unione delle forze consentirà di garantire un futuro alla Valle Verzasca con un comune moderno di quasi 900 abitanti e mettere a disposizione di quest’ultimo le risorse necessarie ad affrontare le complesse sfide dei prossimi anni, rendendolo di fatto più forte rispetto agli attuali comuni.
Sarà così possibile proporre alla popolazione un ampio elenco di servizi e il comune godrà di un potere contrattuale superiore verso le istituzioni. La nuova realtà comunale dovrà coinvolgere da subito gli attori presenti sul territorio, sia pubblici che privati.  La sfida sarà infatti quella di sfruttare le risorse disponibili per ala realizzazione delle iniziative utili a consolidare l’attitudine del comprensorio, che fa affidamento sulla qualità della vita per i residenti, la creazione di nuovi posti di lavoro, promuovendo progetti idonei a creare positive ricadute a favore dell’economia della regione.

Basi finanziarie solide e piano di sviluppo regionale
Solamente con un unico esecutivo forte e autorevole si riuscirà ad organizzare e attuare il piano di sviluppo per il futuro della Valle (Masterplan), elaborato dall’Associazione dei Comuni della Verzasca presieduta dal granconsigliere leghista nonché sindaco del comune di Frasco Fabio Badasci.
Per la nascita del comune “Verzasca”, il Governo presenterà un messaggio al Gran Consiglio che prevede lo stanziamento complessivo di 18 milioni di franchi, di cui circa 1.3 milioni come  indennizzo a favore del futuro comune di Lavertezzo rispettivamente 0.5 milioni di quello di Cugnasco-Gerra. Per Lavertezzo è inoltre previsto un contributo supplementare di 2.6 milioni di franchi quale risanamento della frazione del Piano. L’erogazione di tutti questi aiuti permetterà al nuovo comune di Verzasca di partire su basi finanziarie stabili, a Cugnasco-Gerra di mantenere una situazione finanziaria positiva in linea con quella attuale e a Lavertezzo di migliorare la propria.

Per questi motivi vi trasmetto il mio caloroso appello per un compatto e convinto si al progetto aggregativo. Sono sicuro che i Verzaschesi sapranno cogliere questa irrinunciabile opportunità. Le aggregazioni comunali non cancellano i valori e le realtà locali, ma servono a rendere più forti i comuni nel loro ruolo di enti vicino al cittadino.

Aggregazioni: più flessibilità e supporto per i comuni

Aggregazioni: più flessibilità e supporto per i comuni

Il successo del federalismo elvetico fonda su comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi di qualità, all’altezza delle aspettative della popolazione. L’evoluzione della società rende necessarie nuove risposte dai comuni poiché ci sono dimensioni umane e sociali che si modificano nel tempo.

Per questo Governo e Parlamento vogliono ridare vigore al Comune ticinese con una serie di riforme, tra le quali il Piano cantonale delle aggregazioni. In settimana sono stati presentati i risultati della seconda fase di consultazione con comuni, partiti politici e associazioni interessate, chiamati a prendere posizione sulle modalità di attuazione del PCA e sugli incentivi proposti.  L’esito della consultazione è stato significativo con la partecipazione dell’84% degli enti locali in rappresentanza del 96% della popolazione.

La visione di un Ticino a 27 comuni
Il PCA propone 27 scenari di aggregazione che rappresentano la direzione verso la quale indirizzarsi rispetto alla realtà odierna. Un quadro di riferimento per il Cantone che potrà essere adattato nel tempo. Sono stati individuati quattro centri urbani forti e dei comprensori con un’adeguata dimensione demografica e capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Il Cantone non impone, la volontà deve partire dal basso
Nei prossimi anni agli enti locali sarà riconosciuta maggiore libertà. Il PCA non è una riforma che si impone ma punta molto sulla condivisione, dando spazio alle iniziative aggregative che vengono dal basso e che spesso si rivelano dei progetti solidi e basati su forte consenso. Ritengo che debbano essere i comuni stessi a dire se e come vogliono attuare il programma d’aggregazione. Ho sempre visto nel PCA una fonte di ispirazione per i comuni, ai quali però compete la realizzazione degli scenari. Tenuto conto dei risultati della consultazione, ho così deciso con i servizi del mio Dipartimento di togliere alcuni vincoli in modo da rendere più flessibili gli strumenti a disposizione. Non esiste più una data limite, ma le proposte possono essere valutate anche in tappe successive. Resta pure aperta la possibilità di aggregazioni tra comuni non contigui  e potranno essere esaminati i progetti promossi dalle collettività locale, a condizione che non incidano negativamente sulla sostenibilità di altri progetti.

L’aspetto finanziario: previsti aiuti importanti
L’impegno finanziario complessivo per il Cantone era inizialmente di 120 milioni di franchi: dedotti i contributi già stanziati restano ora 74 milioni.  La limitazione degli incentivi finanziari a sei anni è stata abbandonata così da eliminare la pressione temporale a quei progetti che necessitano di maggiore tempo per maturare il consenso e continuare a lavorare. La rinuncia alla chiave di riparto comporta che chi arriverà per primo con un progetto sarà favorito nel beneficiare dei contributi. Penso in particolare ai progetti aggregativi nelle zone più periferiche come nella mia valle, dove sono convinto che le aggregazioni siano fondamentali. Sempre in questa logica, non si intravvede l’opportunità di sospendere l’erogazione di contribuiti perequativi alle realtà deboli, malgrado non dimostrino l’interesse ad aggregarsi. Anche perché  chi è finanziariamente autonomo può essere restio ad aggregarsi e spinge a ridurre i suoi contributi ai comuni deboli che non si aggregano.

Nella redazione del PCA sono state tenute in considerazione le indicazioni emerse dalla consultazione e il progetto è stato adattato alle aspettative della maggioranza degli attori interpellati. Sono convinto che con questo approccio molto aperto e flessibile e il prezioso sostegno dei Servizi del mio Dipartimento, in particolare la Sezione degli Enti locali, il processo aggregativo proseguirà nella giusta direzione per dare al nostro Cantone comuni sempre più forti e pronti a raccogliere le sfide che ci attendono come Cantone Ticino. Il Consiglio di Stato presenterà il progetto definitivo dopo l’estate, che poi dovrà ricevere l’avvallo da parte del Gran Consiglio.

Val Mara: un’aggregazione voluta dai comuni

Val Mara: un’aggregazione voluta dai comuni

Un Ticino forte con comuni solidi

Il Consiglio di Stato, sulla base dell’istanza congiunta dei Municipi di Arogno, Maroggia, Melano e Rovio del 21 novembre scorso, ha deciso di istituire una commissione, composta dai sindaci e dai segretari comunali dei comuni, incaricata di elaborare un rapporto per l’aggregazione della Val Mara. Tra i comuni non figura Bissone, che ha deciso di non aderire a questo progetto.

I quattro comuni hanno ora l’opportunità di impegnarsi spontaneamente per la creazione del nuovo comune denominato “Val Mara”, ricalcando l’orientamento del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Un modo di procedere che consente di lavorare con maggiore libertà e con tempistiche più ampie, trattandosi di un progetto aggregativo spinto dal basso, ovvero promosso dai singoli comuni che mostrano il desiderio di unirsi senza l’imposizione dalle autorità cantonali. Queste ultime restano però sempre a disposizione per un supporto specialistico.
La collaborazione tra le parti è certamente un’ottima premessa per la buona riuscita di un processo che necessità di parecchi consensi.

Un’aggregazione per opportunità
Contrariamente ad altri progetti d’aggregazione necessari per sostenere i comuni non più in grado di far fronte ai compiti amministrativi e alle necessità finanziarie, con questa aggregazione si vuole cogliere l’opportunità di ammodernare e consolidare l’offerta di servizi al Cittadino.

Sono certamente felice che lo scenario auspicato dalle persone attive all’interno dei comuni della Val Mara rappresenti, in buona sostanza, la linea tracciata dal PCA. Questo significa che le aggregazioni già portate a termine hanno inciso positivamente sulla sensibilità della gente e sul territorio, creando il bisogno di ulteriori processi aggregativi per convivere con i cambiamenti della società che incidono anche sulle istituzioni più vicine ai cittadini.

I comuni che hanno deciso di confrontarsi con il processo aggregativo possono essere considerati simili per loro capacità di offrire una qualità di vita soddisfacente alla popolazione, con la messa a disposizione di numerosi servizi in una zona a forte vocazione residenziale, pure apprezzata per la sua proposta turistica, favorita dalla collocazione geografica tra il lago Ceresio e il Monte Generoso.

La ricerca di maggiore autonomia
Con questa scelta, è però chiara la volontà di rendersi ancora più autonomi e di garantirsi, con una dimensione più rilevante e un’organizzazione comunale più strutturata, una maggiore capacità decisionale. E ciò, senza perdere le peculiarità che caratterizzano questi territori, che a nord sentono la prossimità della Città di Lugano e a sud la vicinanza del Magnifico Borgo di Mendrisio.

L’obiettivo è quindi quello di dare maggiore potere a delle realtà già autonome a livello amministrativo, che vogliono però potenziare la propria struttura e offerta, incrementando la progettualità per predisporre un comune moderno e soprattutto solido, che sappia soddisfare le aspettative e i bisogni quotidiani della gente.

Ed è questo anche l’obiettivo del Piano cantonale delle aggregazioni, che disegna – con la partecipazione di tutti i Comuni e attori interessati – un Ticino moderno in modo da garantire un assetto istituzionale adeguato per affrontare le sfide future, tanto a livello cantonale come nel contesto nazionale e transfrontaliero.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono convinto che il Comune “Val Mara” saprà proporre alla popolazione delle prestazioni di qualità e diventare un importante interlocutore per il Cantone. Le motivazioni che animano i promotori di questa aggregazione consentiranno di raggiungere risultati concreti in tempi ragionevoli. E questo nell’interesse dei cittadini coinvolti che
potranno vivere in un contesto al passo con i tempi.