Richiesta casellario: i numeri ci danno ragione!

Richiesta casellario: i numeri ci danno ragione!

Una misura per tutelare la sicurezza dei cittadini

Operazione riuscita: è quanto vien da dire a 3 anni e mezzo di distanza dall’introduzione dell’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini stranieri che richiedono il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per lavoratori frontalieri G. Qualche cifra: delle 95.020 domande di rilascio e di rinnovo di permessi B e G esaminate dall’Ufficio della migrazione (periodo aprile 2015-dicembre 2018), 579 hanno comportato maggiori approfondimenti, presentando indicatori di rischio; in 251 occasioni, considerata la gravità delle condanne subite dal richiedente, è stata poi emessa una decisione di non rilascio o di revoca del permesso. “La misura – commenta il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – si è rivelata uno strumento efficace anche in virtù del suo effetto deterrente che di fatto scoraggia chi sa di non avere un passato irreprensibile oppure di non disporre delle condizioni necessarie all’ottenimento del permesso”. In effetti, il numero dei casi per i quali si è reso necessario un ulteriore approfondimento è calato anno dopo anno: 216 nel 2016, 137 nel 2017, 92 nel 2018.

Ordine pubblico e sicurezza del territorio
Fino al 2002 tutti i cittadini stranieri che richiedevano un permesso di soggiorno dovevano presentare l’estratto del casellario giudiziale. L’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone (ALC) ha comportato il decadimento di tale obbligo. Nel corso dell’estate del 2008, il Ticino fu scosso da un grave fatto di sangue commesso da un cittadino italiano pregiudicato con gravi precedenti penali in Italia. Fu quindi introdotto nel nostro Cantone un sistema di autocertificazione circa i precedenti penali delle persone straniere richiedenti un permesso. A livello pratico questa misura si è tuttavia rivelata inefficace per contrastare l’insediamento o la presenza sul nostro territorio di persone straniere con gravi precedenti penali. Nell’aprile del 2015 infatti, dopo un altro grave fatto di cronaca che ha viste coinvolte alcune persone alle quali era stato rilasciato un permesso di dimora B sulla base di un’autocertificazione, in seguito rivelatasi falsa, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di introdurre come misura straordinaria per tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale e dei carichi pendenti per il rilascio e il rinnovo dei permessi B e G. A novembre del 2015 il Governo cantonale ha sospeso la richiesta dei carichi pendenti, in particolare per dare un segnale positivo nell’ambito delle trattative fiscali in corso tra Svizzera e Italia. “A quasi 4 anni dall’adozione di questa misura – conclude Gobbi – non si può che prendere atto dei risultati positivi ottenuti che si riverberano in termini di sicurezza e di ordine pubblico”. Ricordiamo, infine, che già nel maggio 2016 i risultati ottenuti avevano indotto il Governo a confermare la misura introdotta dal DI.

Ufficio migrazione: nuova procedura e maggiori controlli

Ufficio migrazione: nuova procedura e maggiori controlli

Il ministro della sicurezza ha presentato il primo bilancio della riorganizzazione

All’inizio della scorsa settimana, insieme al Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e al Capo della Sezione della popolazione Thomas Ferrari, ho presentato in conferenza stampa il primo bilancio della riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, uno dei servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale. Le cifre parlano d’altra parte chiaro: sono oltre 140’000 le pratiche registrate nel 2017, circa 178’000 i permessi attivi in Ticino e sono ben 58’000 in più rispetto a una quindicina di anni fa quando fu introdotta la libera circolazione delle persone.

La riorganizzazione, una delle misure del pacchetto di risanamento delle finanze voluta dal Consiglio di Stato, è il frutto di un ottimo lavoro di squadra portato avanti – in modo coordinato e nel rispetto delle competenze – dai servizi del mio Dipartimento, nello specifico l’Ufficio della migrazione della Sezione della popolazione, la Segreteria generale e la Polizia cantonale, con lo scopo di introdurre una serie di misure utili a ottimizzare i processi di lavoro e a snellire l’iter burocratico. Infatti, dallo scorso dicembre tutte le domande per ottenere, rinnovare o modificare ogni genere di permesso devono essere presentate facendo capo alla nuova procedura guidata disponibile sul sito internet della sezione all’indirizzo web www.ti.ch/migrazione.

Le procedure guidate online
Il nuovo flusso comprende una serie di procedure guidate, gestite in modo dinamico, per agevolare l’utente nella preparazione della richiesta. La gestione della pratica è dunque favorita dal nuovo approccio e il servizio all’utente decisamente più preciso e tempestivo, ma soprattutto abbiamo detto addio alle lunghe code che si formavano agli sportelli dei nostri servizi. In quest’ottica il mio Dipartimento è particolarmente attento alla digitalizzazione dei servizi con l’obiettivo di semplificare le relazioni tra lo Stato e i cittadini e offrire all’utenza prestazioni al passo con i tempi.

Un filtro per le chiamate in entrata
Ma la riorganizzazione avviata lo scorso anno non è l’unica misura che ho introdotto. Infatti, oltre alla presenza online, dal 2015 è a disposizione dell’utenza anche il Contact center (quasi 136’000 contatti telefonici lo scorso anno). Si tratta di un’evoluzione del più noto “centralino” ed è un vero e proprio filtro ma anche un unico punto di contatto dove gli utenti possono ottenere tutte le informazioni di cui necessitano.

Maggior approfondimento delle pratiche
E poi rammento anche che, con l’obiettivo di rendere i servizi più performanti, tra le misure introdotte negli anni passati, abbiamo creato il Settore giuridico, che riceve le segnalazioni (quasi 16’000 nel 2017) – tra gli altri – dai Comuni, dalla Polizia, dalle Autorità giudiziarie e dai privati e accompagna le procedure interne di diritto amministrativo, integrando la collaborazione tra gli uffici in modo da combattere gli abusi. 

La misura sul casellario giudiziale
E da ultimo – ma non per importanza – tra i provvedimenti presi spicca la misura sul casellario giudiziale. Una misura di sicurezza introdotta nel 2015 con l’obiettivo di impedire a cittadini stranieri che si erano macchiati in passato di crimini – anche piuttosto efferati – di entrare a soggiornare o lavorare nel nostro Paese. Una misura che – non mi stancherò mai di ribadire – ha raccolto l’approvazione dei cittadini, del Parlamento e contro la quale nessun utente ha mai reclamato. E tengo a sottolineare che al momento è ancora in vigore e lo sarà fino alla ratifica dell’accordo fiscale tra Svizzera e Italia.

I controlli della Polizia
Come ha evidenziato il Comandante della Polizia cantonale il ruolo della Gendarmeria nel nuovo processo consente di effettuare una serie di controlli supplementari a tutti coloro che intendono venire a lavorare nel nostro Paese. Il risultato? L’obbligo di dover sottoporre dei documenti direttamente alla polizia genera un evidente effetto dissuasivo. Ma con questa attività non siamo andati a gravare sul mandato del nostro corpo. Infatti, gli agenti rimangono sul territorio, e questo nuovo compito viene assolto dai collaboratori che già svolgevano delle incombenze più amministrative.

Con la riorganizzazione, ho dato seguito alla volontà del Popolo che a più riprese in votazione popolare ha chiesto un maggior controllo dell’immigrazione sul nostro territorio, una realtà unica rispetto al resto della Svizzera. Più controllo quindi e più sicurezza perché non vogliamo che alle nostre latitudini giungano per vivere o lavorare persone indesiderate o potenzialmente pericolose. Per la nostra sicurezza e la nostra libertà!