“Far rispettare il 9 febbraio, senza se e senza ma”

“Far rispettare il 9 febbraio, senza se e senza ma”

Norman Gobbi risoluto sull’attuazione dell’iniziativa votata dal popolo svizzero sull’immigrazione di massa: “Anche se costasse qualche punto di PIL”

Norman Gobbi è determinato. L’iniziativa votata dal Popolo svizzero il 9 febbraio del 2014 deve essere messo in pratica alla lettera, “anche qualora costasse qualche punto di PIL”. Lui assicura che i rappresentanti in Governo leghisti sono gli unici disposti ad un’applicazione senza “se e senza ma”. Dopo Claudio Zali, questa sera è la volta di un altro Consigliere di Stato della Lega dei Ticinesi, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni, Norman Gobbi

Consigliere, esattamente quattro anni fa il Governo annunciava dati incoraggianti per le casse cantonali e lei aveva ripreso le parole di Attilio Bignasca: “abbiamo un Cantone più ricco e dei cittadini più poveri”. Come stanno i ticinesi oggi?
“Il momento è difficile. La crisi che ha colpito l’economia mondiale ha avuto degli effetti negativi anche nel nostro Cantone: ridimensionamento della piazza finanziaria, franco forte e mercato del lavoro messo sotto pressione dalla concorrenza transfrontaliera, tutti fattori che contribuiscono a rendere più difficile la vita dei cittadini Ticinesi. Bisogna combattere i preoccupanti fenomeni che gravano sul mercato del lavoro, come il dumping salariale e l’effetto di sostituzione della manodopera, con l’applicazione dei contingenti votati il 9 febbraio 2014, che non equivalgono a una chiusura totale ma che vogliono tornare a dare priorità al personale indigeno”.

Per quanto riguarda la politica delle aggregazioni si ritiene soddisfatto? Rientra nelle priorità del Consiglio di Stato?
“Il Piano cantonale delle aggregazioni da me promosso, benché molto discusso, permette di dare al futuro dei nostri Comuni una visione moderna e lungimirante.
Come Consiglio di Stato e Dipartimento delle istituzioni crediamo che il Piano delle aggregazioni sia un passo concreto per il raggiungimento di un nuovo e competitivo Cantone, in grado di difendere gli interessi e le priorità della sua popolazione e del suo territorio. L’obiettivo è che ogni regione sia in condizione di valorizzare appieno il proprio potenziale, profilandosi quale motore dello sviluppo economico e sociale locale. Un’aggregazione come quella del Bellinzonese, ad esempio, è il passo giusto per ridare al nostro Cantone un nuovo assetto che ne favorisca la crescita. Negli anni il divario tra Sopra e Sottoceneri è aumentato favorendo una concentrazione di attività economiche e di popolazione verso il Luganese. Questa evoluzione provoca un disequilibrio, al quale stiamo cercando di rimediare, attraverso il rafforzamento dei Comuni”.

Passiamo ora al capitolo polizia. Anche in Ticino avremo un giorno una polizia unica come a Lucerna o a Zugo oppure saremo come Zurigo, dove esiste una polizia della città riconosciuta?
“La polizia unica è l’assetto futuro che potrà garantire un ancor più alto livello di sicurezza nel nostro Cantone. La sua adozione non è per domani, ma richiede un esame approfondito per definire quale modello sia il più adatto alla nostra realtà. L’organizzazione di polizia unica adottata da Zugo o Zurigo non è difatti necessariamente quella migliore per il Ticino. In attesa che il Parlamento si determini sul principio della polizia unica, occorre oggi tuttavia continuare il processo di regionalizzazione delle polizie voluto dalla Legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali. Questa legge entrata in vigore nel 2012 definisce un nuovo approccio nelle relazioni fra i corpi di polizia del Cantone ha quale obiettivo quello di rafforzare la collaborazione tra polizie, consolidando il coordinamento degli interventi in materia di sicurezza sul piano cantonale. Il processo di regionalizzazione delle Comunali, come pure quello della Cantonale che, dal 1. luglio prossimo disporrà di una Gendarmeria su base regionale con cinque nuovi reparti (Mendrisiotto, Luganese, Bellinzonese, Locarnese e Stradale) continua dunque il suo corso, in parallelo alle riflessioni sulla polizia unica”.

In questi anni si è parlato molto di frontiere da difendere e di lotta ai taccheggiatori e ai ladri di appartamento. Il ministero pubblico ticinese ha gli strumenti a disposizione per lottare contro un’altra forma di criminalità, ossia quella organizzata? Nella sua azione di governo sarà prioritaria la lotta a questa forme di infiltrazioni malavitose?
“I furti, gli scippi, le rapine sono dei reati che toccano molto da vicino i cittadini. La violazione della loro sfera privata ha un influsso importante sulla percezione della sicurezza. Ecco perché le strategie per prevenire e contrastare questo genere di atti, come la chiusura notturna dei valichi secondari, son dei temi che ad alto impatto mediatico. Il fatto che si parli meno di lotta alla criminalità organizzata, non significa tuttavia che il tema venga sottovalutato. Anzi. Proprio da inizio anno, abbiamo potenziato con tre nuovi ispettori specialistici la squadra di polizia che supporta il Ministero pubblico nella lotta ai reati economico-finanziari. Inoltre, con il mio Dipartimento abbiamo elaborato un progetto di regolamentazione dell’attività di locazione di cassette di sicurezza da parte di società private che metteremo presto in consultazione, andando così a combattere il fenomeno del riciclaggio laddove il diritto federale non prevede ad oggi dei controlli”.

C’è chi la rimprovera dicendo di essere troppo presente a livello mediatico. Lei come risponde a questa critica?
“Semplicemente spiegando che – oltre ad essere il più grande per numero di collaboratori – il Dipartimento delle istituzioni che dirigo si occupa di temi molto vicini alla quotidianità di ogni cittadino: giustizia, polizia, circolazione, enti locali, migrazione e stato civile, militare e protezione popolazione. È nostro obbligo comunicare ai ticinesi i progetti che sono stati intrapresi per migliorare i servizi all’utenza, che sia dall’apertura continuata sul mezzogiorno degli sportelli per l’ottenimento dei documenti d’identità, all’aggregazione dei 17 Comuni del Bellinzonese oppure ancora alla riorganizzazione della giustizia ticinese”.

La Lega dice che se si vuole applicare veramente il 9 febbraio bisogna votare, appunto, il Suo movimento. Lei e il suo collega Zali che strumenti avete a disposizione per mantenere questa promessa?
“L’iniziativa è stata votata dal Popolo svizzero ed è dovere del Governo federale metterla in pratica alla lettera. Come Consiglieri di Stato leghisti siamo gli unici disposti ad una sua applicazione senza se e senza ma, anche qualora costasse qualche punto di PIL. Infatti, se da un lato c’è chi paventa una catastrofe con la messa in causa della libera circolazione, dall’altra queste storie le sentimmo già dopo il 1992 quando – grazie alla Lega – la Svizzera non aderì allo Spazio economico europeo, e quindi all’Europa. Il compito poi di un Consigliere di Stato – che ha a cuore la volontà del Popolo – è quello di portare a Berna le proposte e le rivendicazioni dei Ticinesi, cosa che in questi quattro anni ho fatto costantemente e con risultati proficui se penso al mantenimento degli stazionamenti militari in Ticino e dei relativi 750 posti di lavoro”.

Per finire il lavoro. Il governo ha trovato la via giusta per dare una svolta al modello di sviluppo economico ticinese?
“Il Governo deve garantire condizioni quadro favorevoli per lo sviluppo economico, intervenendo solo laddove l’economia non è in grado di risolvere i problemi autonomamente. In questo contesto rientra la squadra di Polizia da me proposta per combattere ogni forma di abuso nel mondo del lavoro (lavoro nero, frodi assicurative, ecc.). Il tema del lavoro deve continuare ad essere una priorità assoluta; in questo senso, è importante contrastare le conseguenze dell’abbandono del cambio minimo con l’Euro e combattere con più forza la sostituzione dei lavoratori ticinesi con i frontalieri, come pure la pressione al ribasso sui salari dei residenti, oppure gli abusi in varie legislazioni fatte da imprenditori d’importazione spregiudicati. Nel contempo, l’economia privata deve puntare sulla qualità e sulla manodopera indigena altamente qualificata. Parallelamente, occorre valorizzare una formazione di alto livello ed il suo legame con l’economia reale”.

http://www.tio.ch/News/Speciali/Cantonali-2015/1025541/Far-rispettare-il-9-febbraio-senza-se-e-senza-ma

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