La Brigata, tra italianità, territorialità e difesa

La Brigata, tra italianità, territorialità e difesa

Vi porgo il saluto a nome del Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino e Vi ringrazio per l’invito a partecipare al Rapporto della Brigata fanteria di montagna 9.

L’Esercito svizzero e il sistema di milizia godono oggi come non mai negli ultimi 20 anni della piena fiducia da parte delle cittadine e dei cittadini svizzeri. Popolo che lo scorso 22 settembre ha espresso un chiaro NO all’abolizione dell’obbligo di servire, e quindi ha detto un chiarissimo SÌ al sistema di esercito popolare. Tutti i Cantoni hanno respinto l’iniziativa e il tasso di voti a favore dell’Esercito si è attestato al 73.2%, e in Ticino ha raggiunto l’inimmaginabile quota del 72.3%. Questo importante risultato è stato ottenuto grazie all’impegno di tutti, e in particolare grazie al vostro contributo di quadri di milizia e professionisti attraverso il vostro esempio e impegno nella formazione di reclute e militi, attraverso il vostro impegno quali quadri di milizia nel promuovere la convivenza tra esercito ed economia, attraverso la vostra capacità di diffondere un’immagine positiva delle nostre forze armate.

Un “goodwill” di cui fare tesoro e che dovrà essere mantenuto per affrontare le prossime sfide. La valenza di questo “goodwill” ha portato il Consiglio federale a tornare sui suoi passi; il Governo ha infatti accettato la richiesta di Camere federali e Cantoni che peroravano una dotazione di risorse adeguata per l’Esercito, in modo da poter adempiere ai compiti delegati: un budget annuo di 5 miliardi di franchi e un effettivo di 100’000 uomini. Questo sostegno e queste ulteriori risorse allocate dovranno portare a confermare gli obiettivi fissati, in particolare nell’adempimento dei compiti dell’Esercito, e dal punto di visto dei Cantoni rimanere e rafforzare il suo ruolo di partner per la gestione di situazioni straordinarie.

La Brigata fanteria montagna 9 è per tutti noi la Brigata del San Gottardo. I progetti per l’ulteriore sviluppo dell’Esercito (USEs o WEA) prevedono la scomparsa di tutte le brigate, salvo quelle di combattimento delle formazioni blindate. Perderemo quindi la nostra territorialità e identità militare? Il rischio, benché possibile, a mio modo di vedere non sussiste, proprio perché i corpi di truppa italofoni non scompariranno e saranno in forza riuniti sotto la regione territoriale 3, dove il Ticino è il Cantone maggioritario. Un po’ come è avvenuto con la Brigata, che dall’iniziale composizione gottardista si è poi estesa dal San Gottardo fino alla Sarine e al Reno orientale.

L’ulteriore sviluppo dell’Esercito prevede infatti l’integrazione delle unità formanti le brigate nelle regioni territoriali. Una scelta interessante dal punto di vista dei Cantoni, proprio per il ruolo che ricoprono le regioni territoriali nell’ambito dell’appoggio alle Autorità civili in caso di necessità. Infatti, il poter disporre anche di una truppa di fanteria, accanto alle truppe di salvataggio e del genio, è uno strumento interessante nella sussidiarietà e complementarietà offerta dalla riserva strategica della Confederazione a supporto delle Autorità civili, Cantoni e Comuni in prima linea. Un approccio salutato dai Cantoni durante la consultazione delle modifiche legislative sull’USEs, e che andrà affinato durante la sua implementazione. 

La Brigata fanteria di montagna 9 è un esempio di vero plurilinguismo nell’Esercito. La vostra Brigata infatti – con l’integrazione dei battaglioni di lingua tedesca e francese – è diventata una Brigata trilingue con militi provenienti dai Cantoni di Berna, Friborgo, Nidwaldo, Obwaldo, Svitto, Uri, Zugo e Ticino. Il plurilinguismo è un pilastro fondamentale non solo del nostro Esercito ma di tutta la nostra Patria, in quanto contribuisce alla ricchezza culturale del nostro Paese. Una ricchezza che non va dispersa, ma che anzi va salvaguardata. Ricordo in tal senso come ai vertici dell’Esercito – nonostante gli sforzi del DDPS – francofoni e italofoni siano ancora oggi sotto rappresentati. Per poter garantire un’adeguata rappresentanza linguistica è inoltre necessario agire sulla formazione. Una formazione che deve essere garantita per le reclute ticinesi nella lingua italiana. È questa una condizione irrinunciabile – che richiede la presenza di istruttori militari italofoni nelle piazze d’armi in cui si concentrerà il grosso delle reclute della Svizzera italiana – per facilitare non solo il ricambio generazionale nei quadri, ma anche e soprattutto una parità di trattamento per quei militi ticinesi che desiderano intraprendere una carriera in grigioverde. 

L’italofonia in grigioverde vede il suo unico rappresentante negli alti ufficiali superiori nella figura del Comandante della Brigata fanteria di montagna 9. Una presenza confermata anche dopo il termine del comando del Brigadiere Stefano Mossi, che ringrazio per la proficua collaborazione avuta con le Autorità cantonali ticinesi in questi suoi anni alla testa della grande unità del San Gottardo. Una figura quindi centrale e importante quella del comandante della Brigata, proprio nella sua funzione di faro e garante dell’ufficialità della Svizzera italiana nelle nostre forze armate. Una presenza essenziale e vitale, che dovrà combattere una battaglia non militare ma ideale al fianco del Dipartimento che mi pregio di dirigere e della Deputazione ticinese alle Camere federali; una battaglia che avrà per missione sensibilizzare, promuovere e favorire l’accesso alla Generalità militare da parte di italofoni, in funzioni di Comando e di supporto. In tal senso mi rallegro già sin d’ora del supporto che potremo avere da parte del futuro comandante. 

Oltre ad un’adeguata rappresentanza linguistica, l’Esercito deve garantire la propria presenza in tutto il Paese con degli stazionamenti dislocati. Una centralizzazione degli stazionamenti è infatti nociva per la nostra sicurezza, data la necessità di intervenire tempestivamente di fronte a minacce che possono colpire il nostro territorio. Il concetto di stazionamento nell’ambito dell’USEs ha tenuto in considerazione questo punto e ha premiato gli sforzi del Dipartimento delle istituzioni tesi a far comprendere come l’attuale equilibrio tra truppe, comandi e centro logistico sia indispensabile per garantire la sicurezza della popolazione in Ticino.

Il DDPS ha infatti deciso di mantenere lo “status quo” per quanto riguarda la presenza e l’occupazione degli stazionamenti in Ticino. Una scelta che si traduce in importanti ricadute soprattutto in termini di sicurezza e economici. Oltre al mantenimento di tutti gli stazionamenti, vengono inoltre garantite le quasi 460 unità di lavoro a tempo pieno del solo Esercito in Ticino e saranno stanziati 200 milioni di franchi in infrastrutture militari; nel complesso i posti di lavoro legati alla Difesa raggiungono le 750 unità, rappresentando così uno tra i più grandi datori di lavoro a Sud delle Alpi (e di soli cittadini svizzeri). L’unica modifica rilevante – e che vi riguarda da vicino – sarà la chiusura della Brigata fanteria di montagna 9, la quale verrà assorbita dalla Regione territoriale 3.

La presenza militare in Ticino passa anche attraverso l’organizzazione dei corsi di ripetizioni. I corsi di ripetizione infatti aumentano la percezione dell’Esercito nella popolazione civile e generano un indotto economico per i Comuni e i commerci locali. Su questo fronte sarà importante che il Cantone Ticino tenga il passo coi tempi, mettendo a disposizioni accantonamenti, piazzali e posti di lavoro adeguati, in grado di accogliere i corpi di truppa che diventano sempre più grandi a livello di effettivi e di mezzi d’impiego. Uno sforzo sarà compiuto in tal senso dal Cantone e da alcuni Comuni.

La presenza a Sud delle Alpi della truppa di milizia veicola il messaggio, ricordato all’inizio del mio intervento, ossia quella grande capacità di interazione e reciproco sostegno tra economia, politica e difesa del nostro Paese e della sua popolazione. Una presenza apprezzata che ha un valore intangibile nel far comprendere alla nostra popolazione l’utilità del nostro Esercito, la sua vicinanza alla popolazione e la consapevolezza di poter contare su un partner forte ed affidabile. Mi rallegro quindi per il gradito ritorno del battaglione fanteria di montagna 30, il quale nel 2014 terrà il suo servizio in Ticino; una presenza che certamente saprà farsi notare anche per il suo dispiegamento di mezzi. Uno “show of forces” che spesso viene evocato negli esercizi di Stato maggiore, e che permetterà alla nostra popolazione di prendere piena coscienza sul fatto che l’Esercito svizzero è la nostra assicurazione e la nostra unica garanzia di poter vivere in un Paese in piena libertà e sicurezza.

Vi ringrazio.

 

 

 

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